Giuseppe Cognetti, Per un Nuovo Umanesimo

cognettiIl tempo in cui viviamo è caratterizzato da un insieme di miti apparentemente indistruttibili che si chiamano mercato globale, crescita, sviluppo, profi tto, tecnocrazia: la promessa che contengono è quella di un mondo di pace, benessere e giustizia, non oggi purtroppo ma in un futuro lontano.
La realtà del presente, quella che veramente conta, è però altro: l’assedio di un nuovo terrorismo creato in gran parte dalle politiche occidentali, la morte per fame e malattie di sei milioni di bambini ogni anno, l’aumento esponenziale del divario tra ricchi e poveri, l’imminenza deldisastro ambientale, guerre, precarietà, disagio psicologico generalizzato.
Nell’enciclica Laudato si’ papa Francesco ha sottolineato con forza la necessità impellente di
un nuovo umanesimo non più esclusivamente antropocentrico, con un discorsoecologico che
lega la protezione dell’ambiente all’urgenza etica di tutelare le vittime della storia dominante,
delineando una nuova immagine dell’uomo e riscoprendo un Divino diversissimo dal Dio dei
potenti venerato per millenni.
Occorre scegliere di situarsi, ha scritto Raul Fornet-Betancourt, nella diversità culturale distrutta,
schiacciata o emarginata dalle imprese coloniali che hanno oppresso l’umanità specialmente
nell’età del furore smisurato provocato dalla modernità capitalistica centroeuropea.
Questo nuovo umanesimo (che Raimon Panikkar ha chiamato visione cosmoteandrica) oggi
vuol dire allora dialogo a 360 gradi, oltre ogni riduzionismo e visione parziale e unilaterale
della realtà: dialogo interculturale e interreligioso, dialogo con le psicologie del profondo e con
le scienze cognitive, salutare immersione nella nostra radice “naturale” e ridimensionamento
dei miti storicistici, dialogo con il pensiero femminile, oltre la falsa neutralità del pensiero
maschile, dialogo con le grandi tradizioni “esoteriche” occidentali, forme di pensiero interrotte
e rimosse all’interno della nostra storia culturale e capaci di restituire agli esseri umani quella
libertà creativa e quella gioia di vivere che i miti attualmente dominanti stanno distruggendo.